Intervista a Floraleda Sacchi
Scritto da Flower   
Martedì 05 Gennaio 2010 12:35
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Incontriamo oggi Floraleda Sacchi, una delle piĂą importanti arpiste della scena internazionale, bastano per definirne il calibro le parole del grandissimo Quirino Principe riguardo il suo ultimo album: 
"Minimal Harp" dà un piacere fisico prima ancora che intellettuale (ma poi... sono due realtà diverse?), e mostra quanto sia immenso e inesauribile lo spazio che si offre all'originalità e alla ricerca libera e autentica. Lei è una grande artista.
Domanda di rito, come nasce la tua passione per la musica, e quindi per l'arpa, strumento tra i piĂą affascinanti?
Tramite la danza a cui mi dedicavo da bambina ho iniziato a conoscere e amare la musica. L’arpa è stato un amore a prima vista quando avevo 5 anni.
Parlaci un pò di te, Quali sono le tue passioni oltre alla Musica e all'Arpa?
Fare fotografie e video, leggere, il cinema, cucinare e andare sott’acqua.
La tua attivitĂ  concertistica ti ha portato ovunque nel mondo. Ti piace viaggiare? quali sono gli aspetti che ti hanno colpito maggiormente delle culture che hai incontrato nel corso dei tuoi viaggi?
Amo immensamente il Giappone, ma ogni luogo ha le sue magie, sia che lo si conosca per la prima volta, sia che lo si scopra un po’ diverso ogni volta che ci si ritorna. Ci sono luoghi legati ad amici e periodi di studio in cui è bello tornare (come gli Stati Uniti o il Canada), e molti luoghi ancora da scoprire. Sono molto curiosa, per esempio, di visitare la Cina nel 2011.
La letteratura è da sempre strettamente legata alla musica, ci sono delle letture che ti sono rimaste nel cuore, che ti senti di consigliarci?
Gli autori preferiti cambiano a seconda dei periodi della vita. Trovo una certa continuità nell’amare John Keats, William Shakespeare, Jorge Luis Borges, Gabriele D’Annunzio (Maia e Alcione), Marcha Teophilo, Murasaki Shikibu o il piccolo “Libro del the” di Okakura Kakuzo.
Tornando alla tua attività musicale, quali sono gli insegnanti a cui ti sei rivolta, quale è stato insomma il percorso che ti ha portato a diventare l'artista che sei adesso?
Ho sempre ascoltato quintali di musica di ogni genere, dal rock al pop, dalla polifonia al contemporaneo. Anche quello che non mi piace e soprattutto anche lo stesso brano in esecuzioni diverse. Bisogna rendersi conto delle possibilitĂ  prima di scegliere o arrivare alla propria versione. Sono sempre stata influenzata dal pensiero di John Cage o dalla onnivoritĂ  musicale di molti copositori americani.
Fin da ragazzina comperavo ogni CD di arpa che trovassi, oggi ne ho centinaia, da tutto il mondo. Non conoscevo il repertorio, iniziavo a suonare, ma sentivo che la musica mi toccava l’animo quando ascoltavo suonare Judy Loman o Annie Challan. Ho mirato a studiare con loro (ci sono riuscita solo con Judy) perché ho pensato che da loro potevo imparare. Bisogna conoscere e cercare il proprio insegnante, colui che ci piace e ci corrisponde. Credo che questo possa valere per ogni strumento.
La situazione culturale e musicale italiana non è delle più rosee, quale è il consiglio ti senti di poter dare ad un giovane che vuole iniziare lo studio di questo magnifico strumento?
La situazione culturale e musicale è per propria natura qualcosa di selettivo. La maggior parte delle persone per motivazioni sociali e culturali sottili e complesse non è interessata o non può approfondire. Studiare e fruire di attività culturali richiede tempo, denaro e motivazione. Se questi 3 fattori sono sempre stati appannaggio di una fetta delle persone, oggi con la crisi economica e le varie problematiche in atto, tutto diviene più difficile e non solo in Italia, dove anzi stiamo meglio che in molti altri luoghi.
Studiare uno strumento musicale è una sfida che migliora se stessi e fare ciò che si ama è impagabile anche dinnanzia a qualunque problema.
In questi anni, hai avuto modo di esibirti in alcune delle piĂą importanti sale di tutto il mondo, da musicista, quali sono state le esperienze piĂą belle, quelle che ti hanno segnato di piĂą soprattutto in relazione al pubblico?
Mi sono molto emozionata nel concerto che ho tenuto a Kyoto: il rituale del concerto giapponese e perfino gli inservienti erano qualcosa di mai visto prima. Adoro anche i concerti in nord america in cui il party è sempre in agguato e il sorriso d’obbligo. Resto sempre interdetta dal silenzio che indugia prima dell’applauso quando si sale nel nord Europa o in Svizzera. Per quanto mi riguarda l’applauso istantaneo degli Italiani è di maggior soddisfazione.
Nel 2008 hai pubblicato con la Decca un album "Minimal Harp" segnato da una profonda ricerca di essenzialitĂ , di originalitĂ  ed eleganza. E' molto bello che un artista di musica "classica" faccia della sperimentazione uno dei suoi cavalli di battaglia, quanto hai lavorato alla preparazione di questo album?
Io mi sento una musicista e non saprei definirmi “classica”: ho suonato di tutto. Nel novembre 2009 è uscito un album per Tactus dedicato alle opere di Sophia Giustina Corri dove utilizzo uno strumento un’arpa storica. Questo lavoro era stato portato avanti in parallelo con il pogetto minimale.
Minimal Harp ha occupato la mia mente per quasi due anni considerando il grande lavoro di ricerca e selezione di un repertorio che fosse giusto, ma al contempo anche innovativo per il mio strumento. Ho dovuto anche poi studiare e diciamo che quello che c’è sul disco è circa 1/3 di tutto il materiale che potrei suonare e che ho trascritto.
La mia comunque non è sperimentazione, chi suona oggi ha il dovere di lasciare musica per chi verrà dopo. E’ un dovere di qualunque strumentista.
Sappiamo che in questo periodo stai preparando un nuovo album, puoi darci qualche piccola anteprima sul contenuto e sul messaggio che vuoi trasmettere con questa nuova raccolta?
Ho terminato 2 album lo scorso autunno che usciranno in febbraio e ottobre per Decca. Il primo è un CD dedicato ai ritmi di danza e intitolato “Harp Dances”. Raccoglie brani di Rodrigo, Albéniz, Salzedo, Granados, Lecuona. Mi piace perché è lirico e sensuale e avevo bisogno di questo dopo il mondo meditativo del minimalismo. Inoltre si ricollega ad un libro che sto scrivendo su Nicanor Zabaleta che apprirà sempre il prossimo autunno e alla mia passione per la danza e al rapporto musica-corpo. Lo considero quindi un album molto personale.
Il secondo CD appena terminato è invece una collezione di famosi adagi barocchi da me arrangiati in una chiave un po’ multicolore e opulenta.
Altri CD giĂ  terminati sono in attesa di uscita e latitano nella crisi discografica dilagante: un secondo volume per arpa e fortepiano dedicato a Sophia Corri (per Tactus), un album per arpa e flauto che raccoglie 18 Ave Maria di autori noti o appositamente scritte (per Ozella).
In realtà questo che per voi è futuro, per me è già passato, proprio in questi giorni sto lavorando a due nuovi progetti per il 2011. Dalla fase concettuale sto passando alla fase pratica di studio e collaborazione.
Chiudendo l'intervista, speriamo di poterti ascoltare presto dal vivo, quali saranno i prossimi impegni in Italia ed in Europa?
Il 16 gennaio suonerò a Barcellona, il 31 al Teatro Bibiena di Mantova in duo con il flautista Claudio Ferrarini. Il 1 febbraio suonerò a Milano alla Camera del Lavoro accompaganata da Silvano Piccardi che leggerà brani dedicati all’acqua e il 7, sempre a Milano allo Spazio 89, suonerò con il Quartetto d’archi Mélica. Sarà in tour in Germania (Heidelberg, Stuttgard e Lipsia, dove debutto alla Mendelssohn-Saal del Gewandhaus) dal 19 al 23 febbraio. Ci saranno delle riprese dello spettacolo dedicato ad Anna Politkovskaja con ottavia Piccolo in marzo, mentre in aprile sarò costantemente in viaggio: Suonerò a Orvieto con Maazel la sua composizione “The Giving Tree” in una versione cameristica in cui l’arpa ha una parte fondamentale per poi intraprendere 3 settimane di tour negli in Stati Uniti e Canada e rientrare in Italia per una nuova tournée dello spettacolo con Ottavia Piccolo.
 
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